Tra vent' anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
Mark Twain


26 dicembre 2012

Natale e ferie

Il mio primo Natale al caldo.
Sì, nonostante sia fuori dall'Italia da un pò di tempo questa era la prima volta che mi facevo il Natale al caldo.
Io non ho più grandi aspettative da questo giorno "magico", però sinceramente mi piace più passarlo al freddo della mia terra, in compagnia della mia amata montagna.

Qui non ho notato un gran spirito natalizio, se così lo vogliamo chiamare, molto simile al nostro, ma piuttosto una consueta voglia di fare festa, niente di strano insomma.
Innanzitutto, dove sono io si valorizza molto la cena della vigilia, il piatto principale è il chester... il peru recheado... insomma, il tacchino ripieno; niente tortellini o lasagne, ma non si può dire che non si mangi bene.
Del resto mi hanno colpito un paio di cose... mentre ero alla cassa della Loterica (un equivalente delle nostre Poste) per pagare la luce, un signore sulla settantina è entrato ed ha chiamato l'attenzione di tutti noi per augurarci un felice Natale... non sembrava ubriaco, a quanto pare aveva appena vinto una discreta cifra al lotto, ed era contento come una Pasqua, a Natale.
Un'altra situazione interessante è successa il giorno prima, il 23, mentre eravamo in spiaggia, una canzone di Natale in versione tecno annunciava un signore decisamente sovrappeso vestito da Babbo Natale che era nel cassone di un pick-up e lanciava caramelle e chewing gum ai passanti e a noi che eravamo beatamente sdraiati in riva al mare.
Altre cose memorabili non ne ho viste, ma mi è sembrato che in una località turistica come la mia, le persone vivano questa festività come un giorno di vacanza praticamente come gli altri... con una gran voglia di starsene al mare e bersi serenamente la loro birretta gelata.

Ed ora finalmente ferie.
Per un pò di tempo non entrerò online, ma sporadicamente mi ci intrufolerò.
Non posso fare altro che augurarvi buone feste, un buon 2013, sperando che il futuro ci riservi una bella ondata di positività... ma ricordiamoci che ciò dipende anche da noi.
Apriamo la nostra mente alle opportunità che il mondo ci offre, e ricordiamoci che l'Italia, la nostra realtà, qualunque essa sia, non è il mondo... ci sono tante situazioni diverse ed intriganti anche là fuori, in un mondo così apparentemente pieno di difetti.

Um grande abraço.

21 dicembre 2012

La fine del mondo

Eh ragazzi, le sfortune non arrivano mai sole.
Purtroppo, anche questo leitmotiv della profezia Maya ha deluso le aspettative, ci prendono proprio tutti in giro... poveri noi.

Io dico grazie al cielo che anche questa data è passata, così la smettiamo di crearci dei problemi, possiamo uscire dal nostro rifugio anti-atomico a andare a vedere le vetrine in centro, ma mi raccomando solo guardare.

Io non so se sono fuori io (probabile) o se la maggioranza delle persone ha dei problemi.

Hanno appena trasmesso in tv un reportage sopra il mancato disastro planetare, dove si metteva in evidenza tutto il movimento generato da questo vociferato allarme e quello che hanno mostrato è preoccupante.
Qui in Brasile, nella cittadina di Alto Paraiso (citata in Brazilian Zen), non si trovava una camera nemmeno a pagarla oro già da mesi, nemmeno nei bunker costruiti per l'occasione.

Quello che però mi lascia perplesso è l'innumerevole messaggi di "ingiurie" rivolte ai Maya, che sinceramente non vedo che colpa possano avere... a me viene da dire che i rincoglioniti siamo noi.

Le ipotesi a nostro svantaggio e che ci decreterebbero una "tribù" di pirla sono molte... prima di tutto il messaggio non menzionava nessuna pioggia di meteoriti, per cui, se vi siete fatti venire il torcicollo a guardare il cielo... chi sono i pirla?
Noi, mica i Maya.
Il messaggio trovato non era nemmeno completo, per cui, vai a sapere te checc@#zo c'è scritto su quel sasso... magari è una sorta di sms arcaico, poteva essere di un uomo appena tradito dalla sua ragazza che augurava i peggiori accidenti al suo rivale in amore, cosa ci andiamo ad inventare!? Ma per favore!
Pensateci un pò... non riusciamo a leggere indizi o scritti moderni, che fanno parte del nostro attuale modo di comunicare, e vogliamo andare a interpretare dei messaggi di migliaia di anni fa, e dal messaggio poco chiaro ne tiriamo fuori una questione di estinzione della razza umana.
E poi... il controsenso, invece di offendere sti poveretti che hanno fatto una vita decisamente più dura di noi, perché non ci decretiamo fortunati visto che anche questa è scampata?
Non so, è questione di punti di vista.

Insomma, per fortuna che anche il 21 dicembre se n'è andato, così possiamo cambiare discorso e trovare altro per cui preoccuparci... e cerchiamo di non trovare un argomento positivo, sarebbe troppo noioso.

17 dicembre 2012

Prof di italiano (1st round)

Queste ultime settimane ho ricevuto un sacco di domande sull'argomento "prof" e, così, ho deciso di farci un post... vedrò di essere esauriente.
Ecco alcuni punti da valutare prima di "immergersi" in questa professione.

1- Dove viviamo è richiesta la figura dell'insegnante di italiano?

Per rispondere a questo possiamo considerare:
A- Dimensioni della città in cui ci troviamo.
E' ovvio che in una città delle dimensioni di São Paulo, Rio o Belo Horizonte la figura del "teacher" è richiesta.
Sarà facile trovare delle scuole che cerchino un prof, così come dei singoli alunni che vi chiedano lezioni private.
B- Presenza o meno di università.
Università vuol dire ragazzi con i più vari interessi ed esigenze... c'è un'università? Vengono offerti corsi tipo architettura, design di moda e/o altri tipi, gastronomia, relazioni internazionali? Se è presente una buona parte di questi siete a cavallo.

2- Qual'è il nostro livello di portoghese?

E' un punto importante, perché all'inizio le maggiori difficoltà che incontreremo saranno nella spiegazione delle basi della nostra lingua, per cui, saper comunicare ed avere un buon vocabolario base è importante.

3- Abbiamo abbastanza pazienza ed entusiasmo?

La pazienza per me è stata una scoperta, perché non mi è mai piaciuto ripetere le cose, e in questo lavoro è indispensabile saper sorridere anche all'ennesima spiegazione dello stesso argomento.
L'entusiasmo è anch'esso importante, dato che l'italiano non è una lingua così facile, e chi non è abituato ad imparare una lingua straniera è più predisposto alla frustrazione del novello... in altri termini, perdiamo uno studente (che di per se è come una sconfitta) e perdiamo ovviamente delle entrate, guadagnando, di contro, una pessima pubblicità... e vi avverto... qui il passaparola va ancora molto forte!
Per cui, cercate di trasmettere energia positiva e cercate di capire dove andare ad agire affinché lo studente non si lasci abbattere.

4- Siamo in grado di riprendere in mano la nostra conoscenza della lingua?

Ok, io pensavo di essere messo bene, ma già all'inizio mi sono accorto che avevo bisogno di dedicarmi molto per ritornare su certe regole ormai dimenticate, e, credetemi, ogni giorno ne salta fuori una!

5- Come insegnare italiano?

Questo è soggettivo, ma quello che ho capito è che qui non c'è un insegnamento del portoghese così forte come in Italia dell'italiano... mi dispiace dirlo ma (almeno dove sono io) la conoscenza della lingua è un pò scarsa, per cui, sebbene questo sia un punto a nostro vantaggio, può essere ancora più difficile insegnare italiano, soprattutto a livelli più "alti". Mi capita quasi tutti i giorni, infatti, di cercare di spiegare delle parole in italiano e l'alunno non sa nemmeno l'esistenza della parola nella sua lingua.
Allo stesso tempo dobbiamo pensare che non per forza il modo in cui abbiamo imparato noi sia il "metodo" per eccellenza.
In fin dei conti quando abbiamo imparato una seconda lingua non dedicavamo tutta l'attenzione e il tempo che si dedicava al nostro amato italiano, per cui non pensate che si debba spiegare l'analisi logica punto per punto, le regole e tutte le eccezioni della grammatica.
Con il tempo si trova il giusto equilibrio e si impara ad essere essenziali, che spesso è il requisito più efficace.

6- Quali credenziali sono richieste?

Dipendendo dalla scuola dove si vuole insegnare sono richiesti o meno degli attestati di studio.
Nel mio caso, quando sono entrato nella scuola dove ancor oggi mi trovo, mi hanno fatto un mini-training, mi hanno seguito durante le prime lezioni e per un periodo venivano richiesti dei feedback agli alunni per vedere se si trovavano bene con me.
Nella mia scuola, inoltre, a completamento del semestre viene consegnato agli alunni un formulario, con tutte le valutazioni inerenti alla scuola ed al professore che hanno.


L'argomento può essere ulteriormente approfondito, ma oggi mi fermo qui, se avete domande sarò felicissimo di rispondervi... prima di andare in vacanza ovviamente, perché dopo... stacco col mondo!
Vi abbraccio!

14 dicembre 2012

Una spesa... basica

Come ho già detto più volte, il costo della vita di BC è alto, la qualità si può trovare, ma si fa pagare salatissima.
Nell'immagine, uno scontrino di una spesa base, una spesa di metà settimana, mi mancavano due cavolate e sono andato al market.
Costo totale dell'operazione: circa R$ 74,00 ovvero circa € 30,00, che magari può non sembrare tanto, però in base a quello che sono gli stipendi medi vi assicuro che è una bella cifra.

Uno stipendio medio? Difficile da dire quando le differenze tra chi guadagna molto e chi guadagna poco sono così significative.
In base a quello che ho visto e passato in questi anni, posso dire che una media potrebbe essere di circa R$ 1.500,00... solo per dare un'idea.

Poi in base al prodotto i prezzi possono essere più o meno spaventosi... insomma, non pensate di venire qui con i soldi del porcellino di coccio, perché con quelli ci fate poco.

10 dicembre 2012

Randagi overseas

Le vacanze sono alle porte, e le spiagge si stanno riempiendo di turisti e locali.
Purtroppo, se c'è qualcuno felice per le vacanze, c'è qualcun altro che lo è un pò meno, e non mi riferisco a me, che vedo la "mia" città riempirsi di gente chiassosa e spesso maleducata, ma degli animali che vedo per strada, tantissimi randagi persi per le strade e le spiagge limitrofi.
Ieri abbiamo portato a casa un esserino minuscolo, una specie di Pinscher, che stiamo cercando di "appioppare" ai miei suoceri... vediamo se riusciamo a convertire le mille preoccupazioni in una vera passione per questa povera creatura.
I canili locali sono al collasso, un'amica mi diceva ieri che in uno spazio ridicolo sono alloggiati oltre 700 cani, la maggioranza dei quali non avrà un futuro molto roseo, soprattutto i meticci, e se non sono nemmeno troppo giovani poi...
Anche qui, come in tanti altri posti, il cane dev'essere di marca e un valore estetico aggiunto al padrone, per cui... il palestrato tenderà a comprarsi un cane di stazza imponente e la figh#tta (come si dice qua "patricinha") al contrario un cane minuscolo da riempire di brillantini e vestitini all'ultima moda.

06 dicembre 2012

Obrigado Oscar

Un altro genio se n'è andato.
Oscar Niemeyer è stata la persona pubblica più importante di questo Brasile, il lato positivo, curioso e geniale di questa incredibile nazione.
Persona completa, umile e brillante, creatore di innumerevoli opere che includevano architettura, arte e umanità.

La sua vita è stata un lungo passaggio, un percorso durato 104 anni... per cui non possiamo piangerci addosso e ripeterci che "i migliori se ne vanno sempre per primi", lui ha smentito anche questo detto.

Sono molte le opere fantastiche, criticate e ammirate in tutto il mondo... ce ne sono tantissime meno conosciute e altrettanto grandiose, come la sede del partito comunista francese, una costruzione bellissima, e ci sono anche diverse opere in Italia, come la sede della Mondadori a Segrate, o il più recente auditorium di Ravello.

La notizia della sua morte era già pronta da tempo, negli ultimi mesi erano già state varie le volte che sui social network si leggeva della sua scomparsa, sembrava esserci un nutrito gruppo di avvoltoi pronti ad esibire le loro creazioni audio-visuali sul noto architetto, ricche di testimonianze cariche di pathos.
Ma d'altra parte questo... non fa più notizia.

Persone come Niemeyer meritano tutto il nostro rispetto ed ammirazione, il loro passaggio può essere un profondo insegnamento per tutti gli altri uomini, auguriamoci che ne nascano altri e che ci meraviglino come ha fatto il grande Niemeyer.

03 dicembre 2012

Ricchi e Poveri


Il biglietto da visita del Brasile è ancora in via di definizione, c'è chi pensa al Carnevale, alle splendide donne, al calcio, ai travestiti, alle favelas, alle spiagge, al samba, al boom economico... ognuno ha una sua visione del Brasile che non conosce, e il più delle volte è distorta, perché inconsapevole.
Io non ho un' immagine di questo paese che ne resuma rapidamente una caratteristica preponderante, probabilmente perché non sono più allo stadio iniziale di emigrante, e non ho più bisogno di darmi delle risposte a delle domande di poca importanza.
Una cosa che so è che le persone sono molto diverse tra loro, ed io ho le mie preferenze, che si chiamano persone umili.
BC sarà anche un mondo a sé stante, si dice di tutto di questa città, nel bene e nel male, ma io non posso fare paragoni con altre città brasiliane non avendo mai vissuto in altri luoghi, però dopo avere girato da timido turista posso dire che più il tempo passa e meno mi piacciono le classi "alte" della società locale, troppo false, opportuniste e prive di buon gusto al contrario di quanto loro stessi credono.
Lavorando in una scuola, poi, vedo di tutto: dai ragazzi "facili" a quelli "difficili", dai genitori responsabili a quelli più "fanatici" e fuori dal mondo, dalle persone stracolme di soldi a quelle che si fanno un c#lo così per sopravvivere... è ovvio che mi viene da pensare alle nostre difficoltà, di cittadini medi europei, abbiamo ancora molti buoni motivi per sorridere, persino in un periodo così difficile.

Qualche giorno fa c'è stata la consegna dei diplomi per gli studenti in conclusione di corso, è stata una cerimonia molto bella, carica di emozione, e diretta ad ognuno dei ragazzi, è stata proprio una bella serata.
Il giorno dopo, ancora sulle ali dell'entusiasmo e un pò intontiti dallo spumante, è stato davvero bello vedere i frutti di quelle ore vissute insieme a certe persone che avevano partecipato alla cerimonia, c'era un coinvolgimento diverso, più umano, soprattutto con le persone più "accessibili", quelli con cui puoi comunque scherzare di tutto ad ogni ora del giorno.
Una di queste persone mi ha veramente incantato con la storia della sua vita, che è la vita di tantissimi brasiliani, fatta di difficoltà reali, a noi spesso sconosciute.
Lei ha avuto due figli quando era ancora adolescente, e il marito non l'ha aiutata granché sin dall'inizio, per poi lasciarla sola per andarsene con un' altra donna.
La storia in sé non è diversa da tante altre già sentite, ma quello che mi affascina è l'orgoglio della vittoria che queste persone provano ogni giorno agli altri e a loro stessi, una forza che vedo in poche persone che conosco, me per primo.
Ci sono persone che possono veramente darci molto, soprattutto quando pensiamo che non abbiano nulla di ché di interessante.
Anche per questo non mi pentirò mai della mia scelta di allontanarmi dal "giardino di casa".

27 novembre 2012

Brasile e Italia, questione di naso

Checché se ne dica, sono mille i motivi che mi rendono orgoglioso del mio paese, anche se ammetto che la maggior parte di questi sono legati ad un passato.
Ci sono comunque, ancor oggi, alcuni popoli che hanno una visione molto positiva del nostro stivale, tra i quali c'è proprio il popolo brasiliano.

Il brasileiro "medio" del sud, e se volete dico anche di Santa Catarina per non allargarmi troppo, è molto incuriosito ed affascinato dal "mondo" Italia, per tutto quello che ha sempre sentito dire dai media e, ancor più, dai parenti emigrati in queste terre.
Chiedete a qualsiasi persona incontrata per strada da queste parti: "cosa sai dell'Italia?" e loro, dopo la classica parolaccia o addirittura una bestemmia immemorabile (ereditata dai cari vecchi nonnetti), vi diranno cose per lo più belle del nostro paese, e a mio avviso non sono così lontani dall' avere ragione, anzi, se togliamo l'immondizia insediatasi ormai da sempre nella nostra società, troviamo innumerevoli cose positive che appartengono al nostro territorio.

La scuola è poi un luogo fantastico dove impararne sempre una nuova, i miei alunni, infatti, sono fantastici.
Mi danno sempre mille spunti per riflettere sul nostro modo di essere, ovviamente ci sono mille luoghi comuni, come dappertutto, ma ci sono anche delle osservazioni anche semplici che mi lasciano curioso tipo: "perché gli italiani hanno il naso grande?"... all'inizio dicevo "ma che minc#@a dici!?"... poi ci penso bene e, a parte qualche nasino da figh#tta, non possiamo negare che abbiamo tutti una certa importanza "nasale" (me incluso).
Allora mi chiedo, ma se molti di "questi qua" sono discendenti italici, come mai hanno quasi tutti un nasino da figh#tta!? Perché a parte qualche raro caso di gigantismo nasale e quella percentuale medio-bassa di nasi rifatti, sia uomini che donne hanno dei nasi per noi "ridicoli"... sarà mai che il mix culturale smussa gli angoli!?
Se fosse così dovrei dirlo ai miei amici reggiani (scusate, questa la capiamo in pochi).

Tralasciando il fattore estetico, il brasiliano medio è molto simile all'italiano medio, gran voglia di comunicare, di stare in compagnia, lasciare tutto per dopo, e molto simile anche nei modi di fare il furbo, persino nell'essere tamarro... assisto quotidianamente a delle situazioni che spesso dico... "noooooo, che tamarro!!!" poi ci penso un secondo e mi rendo conto che è come se fossi ancora in Italia.

Ci sono ancora tanti lati diversi che ci contraddistinguono, certi caratteri brasiliani dai quali potremmo imparare e quelli dove, invece ,possiamo dire la nostra... ma la differenza è quello che ci rende perfetti, unici, oggigiorno di cloni se ne vedono anche troppi.


Se volete godervi una delle tante meraviglie d'Italia, guardatevi questo bellissimo video su Matera:

12 novembre 2012

Appesi ad un filo

Sebbene mi trovi a tanti km da casa cerco di rimanere informato, quando posso, su quello che accade da quelle parti.
Non posso comunque fare a meno di provare ad entrare negli "schemi" del paese che mi ospita, capire di più di politica, di economia, oltre che del popolo, e di tutto ciò che mi accade attorno, accendo il computer, leggo (almeno) le prime pagine dei giornali online, arrivo a scuola 5 minuti prima per leggere i titoli dei quotidiani locali.
Vivendo in un paese che vive molti problemi analoghi a quelli italiani, spesso, quando leggo notizie di corruzione o problemi burocratici, mi limito ai grandi titoli e non vado oltre, sono troppo abituato a questo tipo di notizie.

E' difficile per me accettare quanto stia succedendo al nostro paese, e il fatto di essere qui non mi fa sentire meglio, anzi, spesso è peggio sentire che la barca affonda senza che tu non possa fare niente, è molto frustrante.
Ho scritto diverse volte che non sopporto il modo di fare italiano, in merito alle lamentele e al pessimismo cronico, ma non dico questo perché non credo che ci siano dei buoni motivi per esserlo, soprattutto oggigiorno, ma più che altro perché credo di sentire sempre gli stessi discorsi dalla metà degli anni novanta... così come da quando ho cominciato a lavorare... sempre la stessa frase: "c'è la crisi!".
Non starò a dire cosa penso del governo perché non direi nulla di nuovo da quello che pensano in molti, anche se a dire il vero, vivendo qua, non mi fido molto di quello che leggo e non mi sento in grado di giudicare l'operato di questi ultimi "grandi" tecnici.
Quello che sento sono gli amici, la famiglia, le persone che viaggiano da quelle parti, insieme a quello che ho visto io negli ultimi anni vissuti in Italia... e tutto ciò mi porta ad un' ovvia visione negativa, e, soprattutto ad una rabbia incommensurabile, contro una classe di dirigenti raccapricciante ed ignorante, che non rappresenta per niente il paese che sta conducendo (o forse solo la sua storia).

Non voglio fare politica, è una delle cose che insieme al calcio mi ero promesso di non fare entrare in questo blog, ma quando penso all'Italia (e soprattutto in questo periodo) sento molta paura, non riesco a vedere un'uscita.
L'Italia sta cercando di non affogare nel bagno di me##a che si è preparata negli ultimi 20-25 anni, grazie a tutta questa banda di poveretti che da decenni decide con aria saccente il nostro destino, senza mai rispondere alle domande della gente comune.

Ed oggi siamo messi così, le persone si impiccano o si danno fuoco, le aziende chiudono una dopo l'altra, e noi pensiamo che attraverso nuove restrizioni riusciamo a rimettere in sesto questo stivale bucato con un aspetto ormai del tutto fuori moda.
Abbiamo bisogno di dare una regolata a questo sistema, è vero che troppa gente si fa i fatti suoi a spese di chi invece è diligente, ma non possiamo pensare che l'unica soluzione popolare da prendere in considerazione sia di stampo matematico, noi non viviamo di soli numeri, ci dimentichiamo troppo spesso che le persone sono strettamente legate al pianeta terra e non solo al pianeta denaro... le persone necessitano di un sorriso, di un contatto umano, di comprensione, e dovrebbero essere considerate anche delle soluzioni atte a migliorare la salute e la tranquillità per un paese più sicuro... non possiamo accettare la paura di uscire di casa, o addirittura che nemmeno questa sia più sicura... non possiamo permettere che orde di persone (il più delle volte più ricca di noi) ci vengano in casa e ci fot##no anche quell' ultimo appiglio che abbiamo nella vita.
Io capisco un paese come il Brasile dove ci sono dei poveracci che non hanno avuto nulla dalla vita, che ti assaltano per potersi comprare qualcosa da mangiare, ma non posso accettare che della gente venuta da chissà dove e con i soldi in tasca faccia il suo volere in questo modo... e non possiamo difenderci perché il valore di un lazzarone è più alto di un onesto cittadino.

Me lo sento ripetere sempre più spesso, siamo vicini all'esplosione di una "grande bomba", e oggi come oggi non so più se sia giusta o sbagliata questo tipo di reazione... ma non dico altro, non so se veramente ci sia ancora una libertà di espressione.

In fondo... basterebbe un pò più di umanità, chi è disperato non sente solo la mancanza del posto di lavoro, sente la tensione attorno a se, il fatto di non avere nessuno che lo ascolti... il nervosismo ci sta completamente corrodendo... entriamo in ascensore infastiditi perché non abbiamo voglia di salutare il vicino, ci troviamo in macchina al semaforo volendo fare a pezzi chi ci ostacola nel tornare a casa per cena... facciamo la collezione di amici su facebook, tutti ci fanno gli auguri, ci sentiamo popolari per 5 minuti, ma quasi nessuno si presenta a farci gli auguri di persona, è già un miracolo se qualcuno ci telefona.

L'Italia rimane il paese fantastico per coloro che non lo vivono, e per i suoi figli soltanto un paradiso dismesso.

29 ottobre 2012

Mestruazioni gastronomiche

Sono passati più di due anni e man mano che il tempo passa non ci si sente più così lontani come all'inizio, la nostra volontà, il paesaggio e la gente ti aiutano nell'integrazione.
Le cose a cui si è abituati, ovviamente quelle positive, continuano a mancare più o meno tutte, e spesso capita di ripensare al proprio paese vedendone gli aspetti positivi e molto meno quelli negativi.
Il primo anno vissuto qui è stato non privo di difficoltà sotto vari aspetti, in primis per  degli ovvi motivi di adattamento al luogo e al pensare comune, poi anche per un infortunio avuto durante un'amichevole (disputata come una finale di coppa del mondo) che mi ha tenuto fermo da ogni genere di attività fisica a me gradita (pinacolo a parte), e così una volta ristabilito, ho deciso di ricominciare da zero e di rimettere in sesto la mia alimentazione.
Da un anno e mezzo ho cambiato il mio modo di alimentarmi, mangiando dalle 5 alle 6 volte al giorno, porzioni normali, cercando di non esagerare con i cibi inutili e immettendo un'equilibrata varietà di nutrienti.
Devo dire che funziona, mi sento molto meglio sia fisicamente che emozionalmente.
Tutto questo mangiare però ha i suoi ostacoli, perché, se è vero che mi impegno a variare la dieta, alla lunga comunque i cibi sono sempre quelli, se poi ci metti che non sono più in Italia (non me ne vogliano i lettori stranieri) non c'è niente da fare... la ricerca si fa ardua.
L'altro giorno, per esempio, preso da un attacco pesante di mestruo, dopo molte ore di lezione e stanco morto, pensavo a quanto mi stava sulle balle questo paese, privo di cultura del cibo (che non è vero), ed imprecavo pensando a tutte quelle cose meravigliose che fino a soli due anni fa potevo mangiare, senza preoccuparmi troppo del prezzo, con tutta quella scelta e varietà di buonissimo livello qualitativo.
Eh, questo anche a mente fredda, devo dire che è un problema che molti italiani devono affrontare una volta fuori casa, soprattutto se sono esigenti (io casco in questa categoria) anche dal punto di vista qualitativo del cibo.
Per fortuna, la frequenza del mio mestruo gastronomico è molto differente da quello comune femminile, ma per fortuna con l'abitudine diminuisce... mi spiego... passata la fase che ti va bene tutto perché sei nuovo del posto, inizi a studiare i supermercati, guardi cosa offrono, ovviamente guardi i prezzi e cominci a farti la tua esperienza sui nuovi prodotti del posto... e il mestruo comincia.
Dicevo... la frequenza... se all'inizio era un ciclo ogni spesa, adesso che non ci voglio più pensare è diminuito drasticamente.

A seguire, una mia critica esplicita ai supermercati di Balneario Camboriù (morta#ci loro!):

Punto 1 - Qualità
E' la nota più dolente, praticamente impossibile da far capire a chi non ha idea di cosa si tratti... i prodotti venduti nei mercati comuni sono per il 95% distribuiti dalle grandi aziende locali e multinazionali, molti dei quali sono delle marche più eticamente scorrette sul mercato.
Entri in un supermercato e noti un'infinità di prodotti che, pur essendo di marche diverse, sono tutti uguali, nessuna differenza l'uno dall'altro.
Le uniche gioie si possono avere nel reparto frutta, che, comunque, non soddisfano le aspettative, visto il paese così ricco di diversità in questo senso.

Punto 2 - Varietà
Come dicevo, entri nel corridoio degli inscatolati, e, per esempio, trovi 3 tipi di legumi e cereali, diciamo: fagioli, piselli e mais, basta... sono praticamente tutti dello stesso tipo, dimensione e stoccaggio... uno scaffale di 8-10 metri con solo questa fornitura.
Ma c#zzo, dico io, possibile che la gente non abbia voglia di mangiare altro!?

Punto 3 - Prezzi
Se qualcun altro mi viene a dire che la vita in Europa è cara gli taglio la lingua, e per fortuna molte persone stanno conoscendo di più l'estero e stanno capendo che esiste un'altra situazione... la vita è cara dal momento che tu guadagni con una moneta che non vale quasi una cippa e la porti in un paese con una moneta più cara, non ci vuole un genio.
Per cui dicevamo dei prezzi... se ci si limita a mangiare il classico arroz e feijão e poco altro va tutto bene, anche molti tipi di frutta hanno dei prezzi ragionevoli, il problema nasce dal momento in cui si vuol mangiare una carne di qualità superiore, dei buoni formaggi, degli affettati per non parlare del prosciutto o di bere un buon vino (anche se in questo caso le cose stanno cambiando).
Possiamo parlare della variazione dei costi dei prodotti quasi quotidiana, un giorno pago X per un litro di latte ed il giorno dopo lo pago il 25% in più.
Questo solo per quel che riguarda il cibo, non gli altri prodotti... perché i costi per delle semplici pile stilo o delle lamette per farsi la barba (p#rca pu##ana a pensarci mi torna il mestruo!!!) sono ridicoli.
Tutto ciò succede dove vivo io, non parlo di altri posti perché non li conosco, ma qui, questo è il prezzo da pagare quando si hanno altre abitudini gastronomiche.

Non penso che il Brasile non abbia cultura del cibo, ci sono molti piatti molto diversi tra loro e di alto livello. Perciò il problema (secondo me) è più evidente dove mi trovo io,  o forse in altre zone remote del Brasile (dove immagino possa essere peggio).

Ad ogni modo il mio è sempre e solo un punto di vista, condivisibile o meno.

10 ottobre 2012

Unemployee of the year

Dopo tanto tempo di ozio virtuale, e tanto lavoro reale, torno sul mio spazio pubblicando un progetto di un'amica, si chiama Liliana, e dopo circa sette mesi trascorsi a São Paulo ritorna in Italia con nuove esperienze, idee e proposte.
La passione per il design ci accomuna, per cui ci è voluto un attimo per coinvolgermi.
Di seguito trovate un riassunto del suo progetto, e se lo vorrete potrete aiutarla e votarla al seguente link: http://unhate.benetton.com/unemployee-of-the-year/community/4566-lilliana/profile


PLANTING IDEAS: FROM ITALY TO BRAZIL. AND VICE VERSA.
I have lived in Italy for 23 years. And in Brazil for less than one.
Italy is now facing many problems, economically, and not only. Still, I believe that it has a lot to share. I am not speaking about museums, art and tourist cities; not only at least. It’s what we have inside our eyes, and our hands. What is frequently called ‘ingegno italico’, that comes from our peculiar history: conquered by the most different cultures: Frankish, Germanic , Byzantine, Islamic, Norman, Ottoman empires. We have been adapting throughout the ages to all the kinds of cultures, building an ability to listen, and to dialogue. Our food, fashion, art, design, architecture is a result of a melting pot, concept born before the word itself.

When I think about Italy, I think about design, as a way of thinking. It sticks to real problems, not to fashion, reaching thousands of normal people. Design is not the shape of a object, but the process that starts from a need of the human body. That’s what happened with the wheel, the bicycles... and Nutella as well.
When I think about Brazil, far from stereotypes, I have in mind a place that is violently gigantic and hugely violent. Brazil is still a violent country. Not so much because of the physical violence between people - that is underground, and often only imagined. The violence is inside the city, in the rhythms, in the faces you do not recognize, in the mixture of races that keeps you off, and makes a stranger of yourself. Brazil teaches you to take a step back: in order to survive, you must suspend your judgement.

My idea is to link Italy and Brazil, using the Italian Design to develop Brazilian capabilities in companies, factories, creative industries, communication. In order to give the intellectual tools to grow in a healthy and conscious way. Brazilian artisans can learn from Italian designers how to come to a project, and think about a solution.
I propose to create both a physical and an online platform where Italian 'know how' can meet Brazilian investors and enterprises that now have financial availability, but not soft skills yet.
Design workshops, meetings, fairs, magazines with journalists from both countries, University courses. Talking with the manufacturers, artisans, but also entrepreneurs, managers. Build a dialogue, with a bridge of culture. It’s contamination.
And this can be done exploiting channels that already exist: like Benetton ones, and many other Italian firms that are already selling in Brazil.

Design is in the chair you are sit, is the bedroom you are sleeping in, is the plate you are eating. No magic, only culture: people walking, eating, dreaming, fighting, loving for thousand years. This enabled to understand a process, to have a line of thinking in the way to proceed.
That's a way to develop a country: let her think, approaching problems in a creative and conscious way.

Idea is the biggest revolution, And once it’s there, it grows.

03 settembre 2012

Tempo di balene

Di questi tempi sono piuttosto occupato e la mia tempestività nello scrivere e postare è pessima.
La foto allegata mostra Davide, un amico italiano che è venuto per circa 3 settimane di ferie, e le balene (qui purtroppo se ne vede solo una)... come si può vedere non è poi così difficile imbattersi in queste meraviglie.
La prima volta è stata due anni fa... una situazione un pò più organizzata, nel senso che siamo partiti due giorni con principale obiettivo quello dell'avvistamento, per cui la mattina presto eravamo in mare, in escursione con una barchetta e spettacolo altamente suggestivo.
Questa volta l'atmosfera era quella dell'escursione dell'ultima ora, balene sì, ma anche tanti altri luoghi interessanti da vedere e da presentare al mio "ospite"... ma senza stress.
Così siamo arrivati "lunghi" per prendere la barca, ma liberi da paranoie (anche perché abbiamo risparmiato un centinaio di R$ a testa!) abbiamo optato per andare nella prima spiaggia che ci ispirava, e al grido "Abbalena ridacce Pinocchio!"... Lei, se n' è uscita con una pinna, a poche centinaia di metri da noi.
Dicono che ci voglia un pò di fortuna, anche perché, sebbene quest'anno ne siano state avvistate oltre 100 in poco più di un mese, le bestiole non stanno certo lì ad aspettare che la gente arrivi in spiaggia... e insomma, anche questa volta missione compiuta e balene avvistate.
Erano due, madre e piccolo, ad un centinaio di metri se non meno dalla riva, e assolutamente indisturbate hanno fatto avanti e indietro per i calmi fondali marini della cittadina di Garopaba (sud di Florianopolis).
La prima volta non si scorda mai, e la seconda non è da meno, e, visto l'importanza dell'animale e la leggerezza in contrasto con la sua imponente mole, sarà davvero difficile dimenticare momenti così.
Tutto ciò è avvenuto circa 10 giorni fa, ci ho messo un pò... non me ne vogliate.

13 agosto 2012

Fuori casa

"Oh montanaro! Ma dove sei finito!?"
"Ma come... sono sempre qua!"
"Beh ma non scrivi più come una volta, hai tolto persino il tuo profilo di FB!!!"
"E cosa vuol dire questo?"

Da quando sono partito qualcosa è cambiato, pian piano io sono cambiato, le mie pretese, se da una parte sono aumentate, da un altro sono solo un ricordo, ma far capire a chi è "fermo" cosa vuol dire la parola esigenza è sempre più difficile.
Si parte per un motivo non sempre ben chiaro, chi ha dei problemi e "scappa", e chi invece è semplicemente stanco ed ha bisogno di cambiare.
Poi si arriva nel posto sconosciuto, si incontrano le cose belle che ci fanno sorridere, le cose negative che ci fanno ricordare quanto sia bella casa nostra, e a forza di battere la testa contro il quotidiano ci si modella, si cresce.
A volte penso di tornare a casa, a dire il vero molte volte, e sicuramente un giorno vorrò tornare a vivere nelle mie montagne, ma negli ultimi tempi se penso all'eventualità di un rientro una parte di me è felice, l' altra ne è terrorizzata.
L' Italia, o meglio, gli italiani, non sono probabilmente più quelli di un tempo, che poi per uno della mia età e con la mia poca esperienza è persino difficile da dire, visto che ho vissuto solo in alcune cittadine e paeselli del modenese e del reggiano.
Quello che mi spaventa di più è il pessimismo cronico che ci affligge, quell'ansia da x motivi che ci porta ad un'aggressività che sta diventando il nostro marchio di fabbrica.
Si dice "Chi va con lo zoppo impara a zoppicare", giusto?
Lo sappiamo tutti, il sorriso della gente che ci circonda ci fa stare bene, mentre chi ci piange attorno ci tira giù. Andiamo in viaggio in un paese del terzo mondo e torniamo a casa e ci diciamo "...e sorridono sempre eh! Muoiono di fame e sorridono lo stesso!".
Quindi il problema dov'è? E' del pianeta o delle persone che lo abitano?
E visto che sappiamo tutti che il problema siamo noi, perché dobbiamo pensare che sia tutto troppo difficile e che la nostra situazione sia più difficile di quella degli altri?
Mi permetto di dare un consiglio a tutti quelli che continuano a scrivermi (e li ringrazio) chiedendomi quando è ora di andare via:
è sempre il momento giusto per conoscere, dobbiamo solo imparare a sentire cosa ci fa stare meglio e dove dobbiamo migliorare per essere felici, ed allontanare quelle maledette paure che ci impediscono di stare in mezzo agli altri o, al contrario, da soli. Se non tutto, molto dipende da noi, se siamo in grado di smontare quella rigida corrazza che abbiamo messo a nostra protezione e riconoscere che c'è sempre da imparare siamo già a cavallo, in fondo siamo tutti molto simili al mondo, con un gran bisogno di stare in pace e vivere serenamente la nostra vita.

Per quel poco che ho visto, quello che succede a me, e anche ad altre persone conosciute in giro in questi anni, è che con il tempo non è più solo una questione di trovare il posto perfetto con il lavoro ben remunerato ecc, ma diventa piuttosto una caccia al tesoro, dove lo scrigno segreto è il saper godere dei rumori e dei silenzi di un posto nuovo, laddove possiamo imparare qualcosa in più dagli altri e fermare quel preciso istante che stiamo vivendo e "stampare" la fotografia di quell' attimo, che riconosceremo per sempre come unico perché goduto davvero, in quel momento, senza dover aspettare che il presente diventi passato.

Poi ci saranno delle persone che ti deluderanno, ma saranno sempre meno di quelle che ti daranno qualcosa di buono, e quando si ha voglia di cambiare si tratterà semplicemente di rimettersi a camminare verso una nuova direzione.

08 agosto 2012

Se viaggiare è una possibilità

Nel bel mezzo dell' inverno si ha sempre il tempo di fare una scappata al mare, e pure di prendere un bel sole caldo, e quest' inverno sembra volersi distinguere dagli altri, temperature da accettabili ad "alte" e belle giornate di sole, speriamo che continui così.
Con il blog sto diventando veramente irregolare, un pò come il mio quotidiano, e questo non vuole dire che sia un male, se c'è una cosa che non mi manca è la routine... dovrebbero indicarla come malattia pericolosa.
Proverò a ridurre in poche parole quanto è successo nelle ultime settimane:
- terminate le lezioni del primo semestre + le lezioni dei corsi intensivi + il mio corso d'inglese + quello di tedesco;
- fatta una settimana al servizio di un' impresa di costruzioni nel settore marketing;
- fatti esami per spalla dolorante, con conseguente inizio di fisioterapia mattutina;
- mac andato a ramengo ma poi tornato;
- conosciute persone interessanti, magari anche per fini lavorativi;
- ricominciato semestre da prof e da studente (ma per ora solo d' inglese).

Quando si viaggia bisogna essere aperti e ricettivi, se emettiamo buone vibrazioni il mondo farà il possibile per restituircele, e si riflette su tutto il quotidiano.
Di bello c'è che il popolo brasiliano ha molta voglia di comunicare, è difficile non avere nessuno con cui parlare, solo oggi (che ero in ca##eggio) mi sarò fermato a parlare per strada almeno 3 volte con sconosciuti e senti che se ti sai "vendere" bene (e ti piace farlo) hai delle possibilità.
POSSIBILITA'... speriamo che un giorno questa parola torni ad essere di uso comune anche nel mio amato paese.

Vi "lascio" con questo video fantastico dedicatomi da un amico italiano che vive in Brasile, enjoy!

18 luglio 2012

Inverno catarinense

Inverno è sempre, o quasi, sinonimo di freddo, tempo ostile e dove si può... vin brulé, che delizia!
Santa Catarina, penultimo stato in fondo al Brasile, oltre alle sue bellezze naturalistiche quali spiagge, altipiani e canion, in questo periodo si distacca per avere l'onore di ospitare un fenomeno sempre più raro di questi tempi: la migrazione della balena franca.
Le coste meridionali del Brasile si trasformano ogni anno, per una durata indicativa di 4 mesi, nella più grande incubatrice del mondo, vengono messi al mondo i "piccoli" in queste calme acque, più lontane, così, dagli attacchi letali di squali ed orche.
Sono stati fatti diversi studi per comprendere il motivo di questa attraversata mondiale... ovvero perché questa specie di balena scelga proprio le "nostre" coste per mettere al mondo il loro bene più prezioso.
L' unico modo per saperlo sarebbe contrattare Dory e chiederle di aiutarci a tradurre il balenese, ma gli studiosi sono arrivati a concludere che sia la conformazione fondale marino, a permettere una maggiore traquillità, oltre all' assenza di quei predatori, come gli squali che minaccerebbero la vita di questi imponenti esseri viventi.

Lo sfondo del blog è solo un omaggio a questi fantastici animali.

15 luglio 2012

Emergenze alimentari

Come dicevo un pò di tempo fa: Italia = mangiare = esigente (e per alcuni = menate).
Sono settimane molto "corride" come si dice qua, ovvero di corsa, molte ore di lezione e quindi poco tempo per prepararmi da mangiare, un male molto comune oggigiorno.
Quando faccio la spesa al supermercato, prevedo sempre l' acquisto di alcuni cibi rapidi di emergenza, facili, veloci e sufficientemente nutritivi (un sogno).
Di solito compro gli hamburger di pollo di una marca molto famosa in Brasile, la Seara, i loro prodotti sono abbastanza buoni e hanno un gusto chimico ancora tollerabile.
Nell'ultima spesa che ho fatto, però, non ho trovato nessun prodotto del genere di questa marca, così ne ho approfittato per conoscere la concorrenza, di cui forse è meglio non fare il nome, visto quello che sto per dire.
E giovedì, finalmente, si è presentata l'urgenza... "è la vostra ora nuovi amici surgelati, fate il vostro dovere!".
Metto sui fornelli la padella che di solito uso per le piadine, la scaldo un minuto a fuoco medio, e ci scaravento sopra in tutta fretta gli hamburger.
Nel frattempo torno verso il computer, chiudo un paio di documenti e alcuni minuti dopo un odore nauseabondo invade la casa.
Sembrava di avere un cane bagnato sotto il naso, l'odore era così forte che persino le finestre spalancate hanno fatto fatica a spurgare l'appartamento.
"Cosa faccio adesso con queste schifezze!?" mi sono chiesto... buttare via del cibo è doloroso, e quelle poche volte che lo devo fare, sento la voce di mio nonno che mi rimprovera per l'inutile spreco... ma questa volta non è invano, lo faccio per la mia salute, e se non lo do ai porci è perché amo gli animali.
Cuidado com o frango! (Occhio al pollo!)

11 luglio 2012

Se c'è la salute...

"Paese che vai usanze che trovi", uno dei tanti motti che non fanno una grinza.

Prima di venire ad abitare in questi lidi, non mi sarei mai sognato di mettermi una muta e fare surf, non mi ero mai visto come professore di italiano in una scuola, tanto meno lavorare in uno studio di moda con delle squinzie di 14 anni alte un metro e ottanta... ma questo ormai, è acqua passata.
Il bello dell' osare è questo: provare e lasciarsi trasportare dalle good vibes... minc#ia come scrivo alternativo oggi!
Questo ultimo anno è stato fisicamente cruciale, sono riuscito a trovare una condizione fisica che mancava da tempo... a dire il vero, mai avuta... e tutto questo a lo devo esclusivamente a ciò che mi circonda.
Per vivere bene la città di BC bisogna saper cogliere le "buone vibrazioni" che sa offrire e, dato che culturalmente diciamo pure che siamo alla frutta, l' ambiente, i servizi e le persone stesse sembrano indicare la "rotta dei piaceri dello sport" come la direzione giusta per vivere in salute fisica e mentale in questa città del sud.
Cosa fanno le persone che vivono qui per mantenersi in forma?
Beh le palestre che ho frequentato i primi tempi (ora non mi servono più) erano sempre piene, e, per le dimensioni della città ce ne sono tante; inoltre, soprattutto nei fine settimana, le spiagge sono sempre piene di persone che camminano o che giocano a tutto quello che si possa immaginare, dal beach volley ai racchettoni, dallo stand up allo slackline (vedi foto).
Poche settimane fa, leggevo su un giornale nazionale, che in una classifica fatta da nonsisachi, Florianopolis è la città più "in forma" di tutte, con una percentuale molto alta di giovani e meno che si tengono in forma.
E San Paolo? Pensate che sia molto attiva, vero? Purtroppo non gode di una buona salute generale... anzi, si colloca addirittura al penultimo posto nazionale, battuta solo dalla città di Porto Velho, capitale dello stato di Rondonia. In effetti, pensandoci bene, come può essere la qualità di vita di una città di 15(?) 18(?) 20 milioni di abitanti!?
Saúde!

19 giugno 2012

Condivisioni in calo

Usando questo post come una nuova pagina di un diario mi vien da dire... poca voglia di scrivere.
Sto passando un' ennesima fase della mia vita, tanta voglia di vivere. come sempre, ma nessuna voglia di "comunicarlo" e soprattutto di condividerlo on-line.
Da un pò di settimane ho congelato il mio profilo personale di Facebook, mi sono reso conto del "male" che mi fa... da opportunità si è trasformato in perdita di tempo e falso contatto con le amicizie, o meglio, la mia visione si è trasformata, non FB.
Guardo quella foto di quel mio amico che non vedo da un pò... lo vedo bene, mi sembra felice... è in una bellissima piazza di Berlino con altri amici che conosco... wow!
Così invece di farmi raccontare dai miei amici quello che fanno, ci pensa già Facebook... scusa eh, ma che c#zzo! Possibile che devo perdere anche il piacere di parlare con le persone (con meno frequenza, ok) e non vivere più quel momento di sorpresa al sapere delle belle e brutte notizie!?
Preferisco parlarti una volta all' anno, con quell' emozione di chi non sa e vuol sapere... e non che ti vedo dopo tanto tempo e sai (o meglio, pensi di sapere) già tutto quello che ho passato in quest' anno lontano da casa, e viceversa.
Non so, secondo me sto regredendo, sento sempre meno la necessità di certi aggeggi diventati fin troppo parte del nostro quotidiano... e poi ci mettiamo che il tempo passa anche per me... insomma certi mezzi non mi bastano più.
E' più di un mese che ricarico il cellulare... se non fosse per lavoro forse prenderebbe un bel pò di polvere anche quello.
Quando ho "oscurato" FB alcune persone mi hanno chiesto se stavo bene, che non dovevo tagliare con i miei amici... dai ragazzi... mi sembra una reazione un pò esagerata... del resto come facevano anche solo 10 anni fa? Va tutto bene e non è perché voglio fare l' eremita che faccio così... è che certi mezzi non mi attraggono più, mi sento meglio senza.
Sono sempre io... ho fatto solo un downgrade, tutto qua.

02 giugno 2012

Alta tensione

Mi sento svuotato, sono fisicamente lontano da casa e con la mente altrettanto lontana dal corpo.
Qui, a migliaia di km di distanza, senza nessuna voglia di raccontare quello che mi accade, senza il bisogno di parlare di questa bella terra, la mia testa è là dove sono cresciuto, la preoccupazione è tanta e non riesco a mantenere la concentrazione nel mio quotidiano.
Ci sono momenti in cui mi sento una scimmia allo zoo... tutti che mi guardano con lo sguardo di compassione, che mi chiedono di casa mia e io che preferisco sempre scappare da queste domande. Capisco ed apprezzo l' interessamento, molto, ma al contrario di altre persone, quando non sono a posto mi allontano e preferisco il silenzio alle domande.
"Fa solo che passi questo momento" me lo ripeto spesso, e allo stesso tempo spero che questa sofferenza della gente non sia invano, mi auguro che, come in ogni disavventura della vita, le persone possano carpire qualcosa da tutto questo caos e trarne benefici a livello umano.
Ho sentito dire tante belle cose riguardo a chi sta aiutando, alle forze scese in campo a protezione dagli sciacalli fino a quegli instancabili volontari, è un sollievo poter contare su tanta gente.
Speriamo che questo sia un brutto modo di chiudere un' era e l' inizio di una nuova epoca di pace tra le persone e con l' ambiente.

25 maggio 2012

In una parola...

Dignità.
E' quello che mi aspettavo ed è quello che ho visto attraverso la tv, i giornali online, le telefonate.
Molto distanti dai comuni piagnistei fatti a telecamera "accesa", molto lontani dalle sceneggiate (spesso giustificate) e dalle solite frasi proclamate che citano sempre: "dov' è lo stato!?".
Mi aspettavo una grande dignità, è stata mostrata a tutti, e allo stesso tempo mi emoziona ancora... come tutte quelle persone che non ci tengono a mostrare sconforto solo perché "è il loro momento di fama", la sofferenza c'è, ma è un' emozione che spesso cerchiamo di condividere con chi ci è vicino, perché non resti solo un' insieme di parole.
Vedere da lontano, come me in questo caso, non vuol dire conoscere e condividere, ma un pò ci si sente addosso una sensazione di irrequietezza, di responsabilità e allo stesso tempo di impotenza... tante persone che conosco si trovano in questa situazione, ed essere un inerme spettatore non è sufficiente, quando è casa tua ad essere colpita.


Orgoglioso della terra da cui vengo, di questa gente umile ed instancabile.

21 maggio 2012

Il terremoto... un pensiero

Domenica mi sveglio più tardi del solito, è l' unica mattina in cui posso rimanere a letto e ne voglio approfittare, come nei vecchi tempi... la sveglia alle 9 non fa molto effetto mi serviranno ulteriori 40 minuti.
Connetto il portatile e ricevo una telefonata su Skype da San Paolo:
- "Come sta la tua famiglia? Da loro tutto bene?"
- "Sì, ma... perché!? E' successo qualcosa!?"
- "C'è stato un terremoto, chiamali."

Anche se una parte di me non crede che possa essere successo niente di grave, l' altra si gela e l' adrenalina aumenta il battito cardiaco.
Stanno succedendo tante cose negative nel mio paese, e il fatto di essere lontano non aiuta a sentirmi meglio, anzi.
Per fortuna non è successo granché a Modena, se non tanta paura per quel che ne so, ma ugualmente non mi sento tranquillo, la terra è viva e non risponde alle nostre regole.
In tv vedo tutte quelle cittadine del nord dell' Emilia colpite, i monumenti purtroppo ne hanno risentito molto, alcuni sembrano essere passati sotto un bombardamento... ma anche se alcune persone ci hanno lasciati, mi viene da dire che sì... peccato per i monumenti, centinaia di anni di storia andati in pochi attimi, però le persone sono molto più importanti e dobbiamo capire che poteva andare peggio.
Ora cerchiamo di andare avanti, superare questa inaspettata difficoltà e cerchiamo di essere uniti.
A mio modo Vi sono vicino.

02 maggio 2012

Serra Gaúcha


Il lungo weekend del primo di maggio è stato sfruttato bene, un bel viaggio nella Serra Gaúcha, cominciando dal versante catarinense.
La meta finale non è stato l' unico punto di interesse, non è da me viaggiare in questo modo, devo sempre trovare qualche cosa nel cammino che possa farmi sviare dalla rotta convenzionale... anche se spesso i tempi di viaggio si allungano e non di poco.
Sabato mattina, di buon ora, ci alziamo, carichiamo i suoceri, e partiamo in direzione sud, meta finale Cambarà do Sul (RS).
Come detto prima, il nostro modo di viaggiare non ammette tabellini di marcia ed orari rigidi, e questo fa a botte con lo stile dei suoceri... ma se hanno voluto viaggiare con noi dovranno adattarsi un pò anche loro, no?
La prima fermata è Urubici, 915 metri s.l.m. e poco più di 10.000 anime, in una delle regioni più fredde del Brasile, per la cronaca, una delle poche mete brasiliane dove poter ammirare la neve.
La cittadina si è rivelata molto bella e più pulita ed ordinata di quanto pubblicizzato sulla rete, ed oltre al classico "schema" chiesa principale-piazza cittadina, ha offerto altri punti naturalistici molto interessanti, tra i quali alcuni graffiti decretati di circa 4 mila anni fa, la cascata do Véu da Noiva e la cascata do Avental.
Proseguendo nel nostro tour arriviamo finalmente alla Serra do Rio do Rastro, dico finalmente perché è il secondo tentativo, il primo nel 2008 era andato malissimo, a causa della nebbia non eravamo riusciti a vedere nulla... ma questa volta, dopo un inizio indeciso, si è aperto un panorama davvero bello.
Visto il tempo e l' orario decidiamo di andare in direzione Criciuma, città nota per essere un importante polo ceramico, cosa che a noi oggi interessa ben poco, ma prima di arrivare a destinazione ci aspetta un assaggio di fuori strada della lunghezza di una ventina di km... il nostro piccolo suv se la cava bene, ma il nero metallizzato si nasconde sotto uno spesso strato di fango... per la disperazione del suocero che non spiaccica una parola ed incrocia nervosamente le braccia.
Il giorno 2 comincia presto, alle 8 siamo già per strada carichi per affrontare l' ascesa alle montagne di confine, e dopo i primi 45 minuti di strada asfaltata arriva il tratto più divertente, un off-road di circa 60 km con pendenze iniziali davvero notevoli (il mio suocero è sempre più nervoso).
Dopo i primi 12 km arriviamo in cima alla Serra che coincide con il confine con Rio Grande do Sul, e lo spettacolo delle sommità ci lascia senza fiato, mi sento davvero a casa.
Distese infinite di terra praticamente deserta, e grosse fazendas a km di distanza una dall' altra... questo è lo scenario dei nostri primi 40 km di strada non convenzionale.
Cambarà do Sul è raggiunta, arriviamo alla fazenda dove avevamo prenotato qualche giorno prima, scarichiamo e ripartiamo per il Canion do Itaimbezinho.
La segnaletica è molto scarsa, e le strade non sono invitanti, ma per fortuna abbiamo tempo ed una piccolo suv, per cui affrontiamo il tutto con tranquillità ed in circa 30 minuti arriviamo all' entrata del Parco dei Canion.
Ci sono diversi sentieri da percorrere, e uno dopo l' altro copriamo i pochi km per arrivare ai vari miradores e goderci lo spettacolo... davanti a noi circa 6 km di parete verticale con uno strapiombo di circa 700 metri... bellissimo, vale davvero la pena visitarlo.
Il giorno 2 finisce e dopo una notte passata nella fredda ma bellissima fazenda (in camera avevamo circa 7°C) arriviamo al giorno 3, ovvero alla fine del nostro giro, e così ci rimettiamo in marcia per rientrare, passando per un altra strada chiamata Rota do Sol e per la città balneare di Torres, anche questa molto bella, con infinite spiagge ed onde enormi, altro che le ondine che prendo io!

Alla fine del viaggio i km percorsi sono circa 1.230, abbiamo consumato circa 110 litri di benzina per un totale di R$ 300,00.

Alla fine sono anche sopravvissuto al suocero che di sicuro avrà pensato a come farmi fuori in 1.000 modi diversi... visto che gli ho ridotto la macchina ad una grossa palla di melma colante... oh, ma solo a me piace imbrattare di fango la macchina!?

22 aprile 2012

Olodum!

Che energia!
Dopo una settimana un pò abbacchiato dall' influenza ci voleva proprio un pò di carica primordiale... e chi può trasmetterti quest' energia se non un gruppo come Olodum?
Oggi si è chiusa la tappa brasiliana della Volvo Ocean Race, competizione estrema su barca a vela, la quale prevede il giro del mondo e la navigazione dei mari più ostili della Terra. A metà pomeriggio le 5 barche superstiti sono rientrate in mare aperto in direzione Miami, e dopo circa 2 settimane di manifestazioni e shows, la Vila da regata chiude i battenti a testa alta, dopo aver dato prova di essere in grado di organizzare eventi di questa portata.
La popolazione stessa è rimasta piacevolmente colpita dall' inaspettato successo, non si è sentito parlare di problemi né di organizzativi tantomeno di ordine pubblico, e la gente ha risposto con la consueta passione che riconosciamo al popolo brasiliano... magari non una passione in stile carioca, ma anche lo stile catarinense non ha lasciato a desiderare.
La chiusura odierna "dei giochi" ha richiamato molta gente, attratta dall' annunciata festa e dal gruppo forse più rappresentativo della Bahia, Olodum.
Questo gruppo non è solo una band musicale, ma un' organizzazione attiva contro il razzismo e in aiuto dei giovani meno abbienti, ha all' attivo vari dischi autoprodotti ed è un simbolo nazionale riconosciuto mondialmente.
Dicevo... che energia!!!
Olodum è energia, ritmo primordiale e divertimento puro... quant' è bello vedere un' artista che si diverte e diverte!?
Stracarico!

PS- Olodum ha partecipato anche al video di Micheal Jackson "they don' t care about us"

13 aprile 2012

Atropelado = investito

E' una parola che non credo che verrà mai spiegata dal "baracchino" che ho messo in fondo a destra del blog... ma che approfitto per insegnarvi per raccontarvi questa ultima news.

Mezzora fa, non di più, mi è successo quello che, probabilmente, può succedere a qualsiasi ciclista che si trovi a pedalare in una città brasiliana, ovvero venire investito da una macchina.
Dico subito che a parte qualche graffio e sbucciatura qua e là, non è successo niente, diciamo che ho avuto la fortuna di cadere (o volare) molto bene, sono veramente fiero di me hahaha(scherzo ovviamente).
Com' è andata... sono sulla pista ciclabile e vedo due macchine ferme in fila all' incrocio, immobili, purtroppo chi è davanti ha i vetri oscurati e non riesco a vedere se sta guardando anche dalla mia parte, così proseguo.
Vuoi dire che il personaggio non decida di partire proprio mentre passo io?
Avrò fatto i 15 km all' ora, non di più, e un attimo dopo aver sentito partire il motore dell' auto mi sento centrare prima sul pedale e poi su tutto il di dietro della bici... l' impatto non è stato di quelli da film, grazie al cielo, ma abbastanza forte per far volare la bici da una parte e me dritto in avanti.
Per un attimo i rumori di sottofondo sembravano spariti, i tipi al bar proprio davanti a me hanno appoggiato le loro birre sui tavoli e sono rimasti in silenzio, gli altri ciclisti che arrivavano hanno bloccato i loro mezzi nell' attesa di vedermi rialzare e dire qualcosa.
Io, nonostante qualche sbucciatura, mi sono alzato con l' anima in totale pace con il mondo persino con la povera signora che stava uscendo dalla macchina in lacrime, molto più spaventata di me.
Finito l' attimo di silenzio le persone che avevano assistito hanno cominciato ad inveire contro la sbadata signora, che vi assicuro era veramente dispiaciuta e mortificata.
Povera... avrebbe potuto essere mia madre... mi teneva il braccio come se lo tenesse a suo figlio, mi è veramente dispiaciuto tanto... ma d' altro lato penso che la prossima volta guarderà meglio.
Siamo stati sul posto al massimo 5-6 minuti, la gente si era messa tranquilla vedendo che io stavo bene, e soprattutto vedendo che cercavo di tranquillizzare la signora che non smetteva di piangere e di stringermi il braccio... forse è stato più traumatizzante dell' atterraggio fuori programma.
Morale della storia...
La Poderosa ha preso una brutta botta ma ce la farà, non sembra aver subito delle conseguenze oltre allo spavento ed al manubrio "intortato", ed io sono sempre più consapevole del fatto che le strade qui siano troppo pericolose.
Due curiosità...
La prima è che giusto ieri mia madre al telefono mi diceva quanto fosse rimasta impressionata dalla pericolosità delle strade locali...
La seconda è che solo 5 minuti prima parlavo con una collega e chiudevo con l' affermazione "un altro giorno di vita se n' è andato" (stavamo guardando alla fine di un' altra settimana di lavoro)... la devo smettere di dire queste cose!
Buon weekend!

04 aprile 2012

Alles Gute!

L' anno scolastico è ripartito alla grande e anche gli interessati alla nostra amata lingua italiana si stanno rifacendo sotto, non tanti eh, me ne aspettavo di più, ma non posso lamentarmi.
Da alcuni giorni mi sono messo alla caccia di alcuni testi per poter insegnare privatamente, non voglio limitarmi a preparare le lezioni, ma gira e rigira e non trovo un libro uno che sia diverso da "parla tutto in italiano in 15 minuti" o "l' italiano a gesti"... eh sé... va beh.
Da qualche settimana mi sono rimesso sotto con il tedesco, ho trovato un corso nella vicina Itajaí, e devo dire che la lingua, per quanto difficile (almeno per ora) mi piace proprio.
Ho una prof davvero toga, si chiama Monica... Frau Monica per gli alunni... ed ha girato in lungo e in largo il mondo oltre ad aver vissuto in Italia, Inghilterra ed altri paesi che ora non ricordo più.
In giro ci sono sempre delle persone interessanti, quando penso a quanto sono fortunate quelle persone col posto fisso e di quanto vorrei tornare ad avere il "c#lo caldo", arriva puntuale una persona con la sua storia fatta di repentini cambiamenti di vita, esperienze un pò qua e un pò là, e veramente tanto da raccontare... e soprattutto un bell' equilibrio emozionale, non so come dire, una di quelle persone che non hanno bisogno del costante consenso degli altri e che ridono e piangono a loro comandamento, non altrui... beh di fronte a queste persone mi ricredo e torno a ritenermi fortunato, ho l' opportunità di vivere la vita.
Frau Monica... davvero forte... proprio per il suo corso di tedesco domenica mi sono avventurato nel mio primo acquisto on line su un sito brasiliano, e con mia grande sorpresa devo dire che sono rimasto soddisfatto... avevano preventivato 8 giorni per la consegna di un libro e ce ne hanno messi 3... non mi era mai capitato un servizio espresso così espresso!
Nelle ultime settimane il tempo sta cambiando, si è fatto più fresco, le giornate si sono accorciate per finire verso le 18e30, proprio ora infatti il sole è scomparso dietro alle verdi montagnuzze che vedo dalla finestra... ancora un paio di mesi e saremo al freddo, esattamente come 10 mesi fa.

20 marzo 2012

Viaggiatori 2.0

Quando mia madre mi regalò un mappamondo avrò avuto sì e no 9 anni, un' età di solito poco curiosa rispetto a quel genere di regali, un "aggeggio" senza il minimo movimento elettronico, nessuna lucina, né rumore, né rilievo.
E' rimasto lì, fermo per un pò di tempo sulla mensola sopra la scrivania, a prendere la polvere, a differenza del mio vecchio Commodore 64, indistruttibile schiaccia-sassi.
Solo con il tempo cominciai a navigare con le dita da un polo all' altro, alla velocità della luce, parallelo dopo parallelo... in luoghi che avevano nomi impronunciabili, ed altri famosi perché "visti alla tv".
Il mio primo viaggio all' estero, senza contare le vacanze con i miei genitori, è stato con la scuola, a Monaco di Baviera, e dopo di questo se ne sono susseguiti altri fino a "capitare" qui.
Da piccolo, anche se ero interessato più a giocare che a fare altro, guardavo i viaggiatori con grande ammirazione, mi sembrava che il mondo fosse così misterioso ed inesplorato, dove per esempio i Finlandesi erano diversissimi da noi, così come gli Indiani od i Maori... ricordo quei sabato mattina passati a guardare i documentari di Ambrogio Fogar e della Colò, uno disperso in un oceano del nord col suo fantastico compagno di viaggio e l' altra a contatto con chissà quale tribù dell' Africa... loro sì che viaggiavano!
Adesso internet e la tecnologia in generale ci hanno fatto fare grandi passi in avanti... puoi finire sotto ad una valanga ma con gli appositi strumenti vieni "ripescato" rapidamente, così come se ti perdi nel deserto o in mezzo al mare... diventa tutto più facile... o almeno è quello che le informazioni ci fanno credere.
La mia sensazione è che la tecnologia ci abbia fatti ammalare, facendoci credere che stiamo molto meglio di un tempo... è rimasta una necessità primaria quella della comunicazione, ma a differenza di un tempo, lo si fa in modo sterile, senza le classiche "due chiacchiere". Quando leggo di persone che per periodi se ne escono dall' Italia e se ne vanno all' estero, noto più un senso di tristezza e solitudine più che uno spirito ravvivato dalla naturale scoperta di un luogo sconosciuto, a volte sembra che i viaggi li facciamo più per raccontarli che per viverli... che se stiamo zitti vuol dire che non abbiamo niente di interessante da dire.
Ecco, dobbiamo condividere tutto... "se non me lo dici è perché non l' hai fatto"... pare proprio che non ci possa più essere niente omissibile alle fauci di Facebook o Twitter.
Saremmo lo stesso tali "grandi viaggiatori" se non avessimo internet a coprirci le spalle?

08 marzo 2012

Italia = Mangiare

Con il caldo di queste ultime settimane una buona insalata di tonno a pranzo ci sta sempre bene.
Il tonno è un tantino caro, che il cibo sia caro non è una novità, ma ogni tanto, quando anche la pigrizia di mettersi ai fornelli vince, ci si butta su un piatto veloce ed estivo.
Sul tonno (come anche su altri tipi di cibo) sono particolarmente pugn#tta... insomma non mi piace mangiare gli scarti, per cui le scatolette col tonno tritato se le mangia qualcun altro, non mi fido, punto più in alto, senza cercare il "pinna arcobaleno", mi butto sul primo tonnetto magari confezionato in tranci... dici che è troppo!?
Va beh dai... mi accontento anche del solido, purché sia immerso in olio d' oliva, sì un buon extra vergine.
No!?
Va beh, mi accontento del fatto che sia olio d' oliva... niente olio d' oliva!? Magari uno di semi!?
Di soia!? Visto che ce n'é così tanta...
No, nemmeno quello...
Ok, abbasso il tiro.
I miei occhi si incrociano, le mie manine girano e rigirano questa impolverata scatoletta poco appetibile, cerco di leggere che cavolo sto per mangiare.
C'è scritto: "tonno solido in olio commestibile".
Ah grazie, volevo vedere se lo immergevi in olio di ricino li mortacci tua!!!
Cosa devo fare... lo compro!
E' interessante... dico il modo di valutare una singola parola... per me una cosa commestibile desta non pochi sospetti.
A noi italiani non basta che sia commestibile... il fatto che lo sia è così scontato che solo il fatto di dirlo fa incazz#re!

Una serata a cena con gli amici.
- Allora? Come ti sembra il mio pollo arrosto?
- Mmm... sì... sembra commestibile!
Tre infiniti secondi di silenzio e...
- Ma vaffanculo và!

03 marzo 2012

La terra delle banane (!?)

Quando ero in Italia guardavo al Brasile come un paese diverso sotto tanti aspetti, "vedevo" tanta spiaggia, tanto verde, tanta gente allegra, tanta criminalità, tanta musica, tanta gente di colore, tanta frutta, e così via.
Poi sono arrivato qui, ho visto che di spiaggia ce n'è ma è incomparabile alla quantità di terra, sterminata e ricchissima di verde, di campi destinati al pascolo o ancora lasciati alla natura, e persino di deserto.
La gente è più allegra? Questo non lo so ma di sicuro è più spontanea, generalizzando ha meno filtri e per questo si lascia trascinare dall' ambiente che li circonda, ride ad alta voce, si veste come gli pare, in molti si sp#ttanano lo stipendio fino all' ultimo centesimo, urlano al telefono come matti (quando si arrabbiano ovviamente).
Parlando di criminalità di sicuro c'è ma la percezione e le precauzioni da prendere sono diverse, di solito chi commette un reato lo fa perché non ha altra scelta, magari è giovane ma ha già dei figli da sfamare.
La musica è in ogni angolo, dalla più animata alla più sognatrice... tutti hanno una passione per la musica, fa parte della vita di tutte le persone che ho conosciuto, e penso che nessuno si sognerebbe di dirmi che la musica va bene solo per una bella tromb#ta, come mi disse il mio primo capo in Italia.
Il mito della gente di colore è "fantastico"... c'è ancora della gente che non sa che qui ci sono delle persone "bianche" come noi (è incredibile porca p#ttana!!!)... in molti pensano che le donne girino con in testa il casco delle banane! In questa mia ultima vacanza in Italia un amico ha urlato a me e mia moglie durante una serata: "siete brasiliani... ballate!!!".
Nella mia classifica di idiozie penso che questo fosse lo "slogan" più stupido mai sentito, ma va beh, voglio pensare che fosse molto ubriaco.
Il discorso lavoro è anche questo molto diverso da quello che si conosce... ci sono persone che fanno poco o niente, ed è quello che tutti pensano, ma per far sì che il Brasile sia così in corsa in questi ultimi anni c'è gente che lavora a ritmi che molti di noi nemmeno immaginano.

Quanto scritto qui è ancora una volta un generalizzare, è la mia visione sul posto, è vero, ma mai esaustiva di un paese così grande e complesso come il Brasile, e nemmeno dello stato di Santa Catarina, dove mi trovo... rimane "solo" un' opinione di chi ha vissuto delle esperienze in determinati luoghi e con un certo punto di vista.
Di sicuro agli occhi la visione risulta più facile che alla mente, quella non si dà limiti.
In fondo pensare al Brasile come un paese diverso è cosa giusta, e non ci vuole un genio per capirlo, ma allo stesso tempo diventa un limite se prendiamo un pregiudizio come verità... le cose vanno conosciute direttamente.

24 febbraio 2012

Tutte cazzate

Spesso, a scuola, mi trovo a dover spiegare le differenze tra il portoghese e l' italiano nell' uso del verbo essere.
Ed ecco che esce il mio lato prof... in italiano come in inglese, uso il verbo essere anche per situazioni momentanee, per esprimere una condizione non definitiva, come per esempio quando dico "sono malato", si vuol intendere un periodo circoscritto (almeno, si spera).
Con il portoghese, invece, funziona diversamente ovvero si dice "sto felice", e non "sono felice" per dire lo stato d' animo dei quel momento... penso che questo modo sia più adeguato.
Pensandoci bene, trovo che questa temporaneità evidenziata dalla grammatica stessa, dovrebbe essere "allargata" a tutte le situazioni momentanee, che in fondo sono tutte quelle che si distaccano dalla nostra natura, mi spiego. Io non sono un professore, più che altro dovrei dire "sto professore", persino se avessi un' esperienza decennale io non lo sono, capisco di più quando si domanda "tu cosa fai?", ma non ha un gran senso dire "sono un ingegnere", perché fino a 1/10/50 anni prima non sapevi nemmeno cosa volesse dire quella parola, sapevi solo che eri vivo, un essere umano e che volevi essere felice, basta.
La stessa vitalità del nostro pianeta, che ultimamente sembra volersi ribellare agli "invasori", ci dovrebbe ricordare che quello che siamo dipende anche da lei, dato che proveniamo dalla stessa, e che ogni definizione "extra" di noi stessi è puro tempo perso.
Il Brasile sta vivendo tempi molto buoni per quanto riguarda il denaro, ma dal punto di vista umano, a mio avviso, sta precipitando nel buio della superficialità, così come tante altre nazioni "forti", dove tutti corrono come pazzi, convinti che la ricchezza economica e lo status siano gli unici obiettivi da perseguire... e così anche qui assisti a situazioni assurde e ad ascoltare discorsi inutili... di plastica alle tette, di lipo-aspirazione, di orologi griffati, di macchine che non valgono un c#zzo ma che qui costano come l' oro e di "que chic" questo e "que chic" quell' altro, che non sei uomo se non hai il coraggio di uccidere un pesce del c#zzo... e tutte queste immense str#nzate, che ti gridano nelle orecchie tutti i giorni.
Poi arriva il giorno in cui cominci finalmente a sentire qualcosa di diverso, i tappi si stanno come sciogliendo, ed inizi a capire quanto siano effimere quasi la totalità delle cose che fanno parte della nostra routine.
Noi non siamo professionisti, né credenti, tantomeno ricchi... ma se ci piace crederlo siamo liberi di farlo, finché il sonno non ci viene disturbato dalla verità.

16 febbraio 2012

13 febbraio 2012

Brazilian zen

"Chi mi conosce lo sa", diceva Gioele Dix imitando Alberto Tomba... chi mi sta vicino sa che le mie ambizioni della vita sono ben lontante dall' essere il successo e il denaro.
Così, in una di quelle sere in cui le condizioni meteo ti "invitano" al divano, sono rimasto colpito da un reportage di una famosa trasmissione brasiliana, Globo Reporter, che parlava di una piccola località nello stato di Goiania, Alto Paraiso, dove moltissime persone provenienti da tutto il mondo si ritrovano per rinfrancare corpo e anima.
Attraversata dal 14° parallelo, come l' incredibile Machu Picchu, e ricchissima di giacimenti di quarzo, sembra che in questa località degli altopiani del Brasile centrale si respiri un' atmosfera magica, di un' elevazione umana e cosmica differente.
State tranquilli, non mi sono dato alle droghe pesanti e nemmeno ad una nuova religione di tendenza, ho sempre creduto che il cosmo abbia un' influenza su di noi (esseri viventi in generale).
Ricchissima di incantevoli scorci naturalistici, Alto Paraiso sembra essere una Glanstonbury sudamericana, meta di coloro che ricercano nella natura equilibrio e pace interiore.
Nel reportage, si parlava anche della profezia dei maya relativa all' imminente fine del mondo, e di come, più probabilmente, sarà il passaggio ad una nuova era evolutiva... e di questi tempi noi italiani ci stiamo allenando.

08 febbraio 2012

Batti in aria le mani e poi falle vibrar...

Ogni popolo con una certa personalità ha un biglietto da visita universalmente riconosciuto, un bagaglio culturale che lo distingue ovunque vada e che attesta, al 100%, la sua appartenenza ad una determinata tribù.
Noi italiani, che abbiamo una storia immemorabile alle spalle, abbiamo molti punti fermi che ci distinguono al mondo là fuori, tra i quali: il cibo (dalla pizza alla pasta), la mafia, le auto sportive, il modo di vestire, il naso grande (eh già... io mica lo sapevo prima) ed altri ancora... ma la cosa secondo me più importante e distinguibile che ci caratterizza è il gesticolare, questa coreografia costante ed instancabile a supporto delle parole e dei sentimenti che vogliamo esprimere.
Non mi ritengo un "gesticolatore", però sembra che le persone notino questa mia innata maestranza nell' espressione... diciamo... "manuale".
Un detto molto famoso da queste parti dice che gli italiani sarebbero giunti in Brasile nemmeno con le navi, ma semplicemente parlando... mia suocera me l' avrà detto almeno una decina di volte.
Nella scuola di lingue dove lavoro siamo una quindicina di professori, la maggioranza dei quali insegna inglese, poi veniamo noi di italiano, spagnolo, francese e tedesco, ed è un ambiente che posso definire multiculturale, molti di noi sono stranieri o hanno vissuto in giro per il mondo... insomma, un ambiente molto stimolante.
Tra i miei alunni ho una ragazza che, oltre a studiare italiano, studia inglese con un collega irlandese, Adam, un ragazzo che vive qui da circa 6 mesi e con la classica "aplomb" inglese, anche lui con caratteristiche distinguibili a km di distanza.
Dicevo... questa alunna che studia con noi ci prende in giro entrambi per i modi esattamente opposti di comunicare... io quando parlo cambio varie volte il tono di voce e insieme gesticolo, e dall' altro lato Adam, il quale mantiene lo stesso tono per tutta la lezione, appoggia le mani sulla cattedra e le rimuove solo a fine lezione... insomma, sembriamo una barzelletta.
Mi ha incuriosito molto questo argomento, ed ho prestato attenzione a questa nostra italica caratteristica, ho trovato libri (tipo "come parlare italiano senza conoscerne una parola"), barzellette e addirittura applicazione per Iphone che evidenziano questa nostra curiosa qualità.
Penso che questa "mania" di muovere le mani faccia davvero parte della nostra cultura, ma in modo meno diffuso di un tempo, non siamo più così esasperati nei gesti... insomma... non siamo così differenti ai brasiliani, per esempio... come dire... beh insomma... dovrei gesticolare per farvelo capire!

24 gennaio 2012

Ve lo devo

Diciamo pure che un mese in Italia mi ci voleva proprio, anche se non sentivo ancora tutta quest' esigenza di andare, la saudade c' era ma a livelli controllabili.
A differenza dell' anno scorso non abbiamo organizzato colazioni, pranzi e cene in giro per l' Emilia Romagna, l' esperienza dell' anno scorso infatti ci ha insegnato che è umanamente impossibile accontentare tutti coloro che chiedono di farsi una birra o una pizza con te... e d' altra parte credo che il detto "chi mi ama mi segua" sia in questo caso condivisibile... o almeno diciamo: "chi mi vuol bene mi venga a trovare".
Poi, a differenza con le vacanze dell' anno scorso, il godermi casa mia ha ridato vigore alla passione che mi lega al mio paese, e da lì... che difficoltà tornare in Brasile! Ho tenuto duro più di un anno e mezzo, cercando di non farmi prendere dalla mancanza di casa, ma quest' anno, nel venire via, ho sentito un dolore che prima non avevo ancora provato.
Per tutto questo devo dire grazie a tante persone, se sento la loro mancanza è perché queste mi fanno stare bene, e mi permettono di essere sempre me stesso, a partire dalla mia famiglia per arrivare ai miei amici più cari, passando per coloro che sto cominciando a conoscere solo ora, e a quelle persone che mi fermavano per strada col sorriso.
Vi sono veramente grato.
La vostra amicizia mi manca da questa parte dell' oceano, ti rendi conto che è una gran fortuna, puoi conoscere una marea di gente e non avere un legame con nessuno, lasciando tutto in superficie... poi magari non hai quasi nessuno intorno a te ma quei pochi non ti fanno mancare nulla... avrei voluto portarmi via qualcuno di voi e magari fare a cambio con qualche testa di min#@ia con cui condivido la città in cui vivo, ma per l' amore per il mio paese preferisco tenermeli qua, l' Italia ne ha già abbastanza di "poveretti".
Sentimentalismi a parte, ora son tornato, mi sto rimettendo in corsa ed il sorriso non mi manca, come sempre anche grazie a voi.

10 gennaio 2012

Prima la brutta...

Le vacanze italiane di quest´anno sono state ancora piú belle dell´anno passato, per cui leviamoci il dente e partiamo col raccontare delle sfighe.
Anzi LA sfiga.
Un buon (giovane) montanaro non ha problemi di salute, non si fa il problema di andare a buttare il rusco con la sciarpina per non prendere freddo... quelle cose sono da fighetto di pianura... un vero montanaro non ha dei normali anticorpi, ha dei rugbisti inca#@ti che sventano qualsiasi battere invernale.
Io, da portatore sano di gene montanaro dovrei essere fatto della stessa pasta, e invece no.
Ricorderó a lungo quel maledetto venerdí pomeriggio di metá dicembre, cielo grigio, umiditá alle stelle e vento gelido che mi schiaffeggia senza pietá.
Non avevo ancora provato un freddo alla testa in quel modo, e sí che di temperature gelide ne ho passate... ma anche lei, poverina, si deve essere abituata alla brezza marina e a temperature miti, cosicché al primo freddo invernale son rimasto fregato.
La serata dello stesso venerdí, mentre ero in compagnia dei miei ex compagni delle superiori, la parte destra della bocca sembra addormentarsi... ho pensato che fosse la birra o il caldo soffocante di quella pizzeria.
Il risveglio del giorno dopo é stato traumatico... oltre alla bocca anche l´occhio destro non rispondeva bene a quello che naturalmente avrebbe dovuto fare, é il panico.
Man mano che il tempo passava il mio lato destro non si risvegliava e non capivo cosa mi stesse succedendo, e il peggio é stato quando davanti ad un piatto di tortellini in brodo, non riuscivo a bere dal cucchiaio... la bocca non si chiudeva bene!!!
Il giorno dopo mi decido e vado dal medico, risultato: parestesia facciale, ovvero paresi del lato destro del viso dovuto ad uno shock subito dal nervo facciale, probabilmente il freddo mi ha messo al tappeto... bel montanaro del cavolo che sono!
Ero senza linea internet ma ne ho "rimediata" una, e mi ero messo in testa che dovevo sapere tutto di questa maledetta sfiga... e da questo ne ho tratto un messaggio importante: attenti ad internet, chiunque puó scrivere la sua e per questo non tutto é da prendere sul serio... non fatevi prendere dalla paranoia, andate da un medico, magari anche due e fate quello che vi dice.
A distanza di una quindicina di giorni tutto sembra tornato alla normalitá, ma mi son cag#to sotto.